SENDAI – Il mare, al momento, non sembra minacciare più il Giappone con altre onde devastanti. Ma gli effetti del loro passaggio sulla costa orientale del Paese sono ancora tutti lì, con le prime équipe delle agenzie umanitarie che cominciano ad organizzare i soccorsi, in aiuto alle autorità locali. Tutto, in luoghi dove c’è ancora bisogno di tutto, dall’acqua al sostegno psicologico, nonostante l’efficienza dei soccorsi messa in moto dal governo e dalla Croce Rossa Internazionale. Al momento, le uniche Ong con personale italiano presenti sul campo sono Save The Children 1 e Vis 2 (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) della Congregazione dei Salesiani.
Almeno 70.000 i bambini sfollati. Save The Children ha lanciato un appello per raccogliere 5 milioni di dollari. “Siamo estremamente preoccupati per gli almeno 70 mila bambini sfollati a causa del terremoto e dello tsunami. Moltissimi hanno perso le loro case e sono stati costretti a rifugiarsi in posti insicuri e disagiati, come i centri di evacuazione che potrebbero indurre in loro ulteriore ansia e paura. E’ assai probabile che molti di loro siano separati dai propri genitori e familiari”, spiega dal Giappone Stephen McDonald, coordinatore dell’intervento di emergenza di Save the Children.
Tra Tokyo e Sendai. Un altro team dell’Ong si trova
lungo la strada da Tokyo a Sendai per organizzare e allestire delle “aree sicure” per i bambini, degli spazi dove possano giocare e divagarsi, permettendo ai genitori di registrarsi per ottenere gli aiuti e l’assistenza d’emergenza.
Ricongiungimenti familiari. In particolare, Save The Children - presente in Giappone fin dall’85, con una piattaforma di Ong locali impegnate nella difesa dei diritti dei minori - ha aperto due “cantieri” principali, di primo intervento: quello dedicato al ricongiungimento familiare, a favore delle migliaia di bambini che a causa del cataclisma hanno perso i contatti con i loro genitori; e quello più specifico per il sostegno psicologico dei bambini rimasti soli, per i quali si stanno allestendo degli spazi commisurati alle loro esigenze.
Le testimonianze. Ian Woolverton e Eiichi Sadamatsu - australiano il primo, giapponese il secondo – sono i portavoce di Save The Children nel Paese: Hanno dato una testimonianza diretta su quanto si sta facendo nella prefettura di Miyagi, di cui Sendai è la capitale. “Stiamo vivendo un’esperienza assai dura - hanno detto - che ci sta mettendo un po’ tutti alla prova. Al momento è tutto fermo, non funziona nulla, non è possibile utilizzare ancora i telefoni, si comunica solo via internet, per fortuna, ma da domani cominceranno i black out programmati e questo complicherà un po’ le cose “. L’équipe di STC sta, appunto, cercando di realizzare gli obiettivi di prima necessità, a sostegno prevalentemente dei bambini
Il network di 12 Ong italiane. Impegno analogo per l’équipe del Vis, che sta operando, assieme ad altre organizzazioni umanitarie locali, per assicurare i primi soccorsi alla popolazione colpite, sempre nell’area della prefettura di Miyagi. Al momento, a giudizio di AGIRE - il network di 12 Ong italiane che sviluppano progetti di emergenza in casi di calamità – la situazione non sembra richiedere l’attivazione del meccanismo di appello. L’unico Paese colpito gravemente dalla catastrofe resta infatti il Giappone dove, grazie a sistemi di protezione civile estremamente sviluppati, la risposta umanitaria può essere coordinata direttamente da attori locali, eventualmente supportati da team di esperti internazionali che Nazioni Unite, Unione Europea e singoli governi hanno già messo a disposizione.
Il monitoraggio di AGIRE. In ogni caso, dato il peculiare carattere degli Tsunami, che si caratterizzano per una evoluzione e delle conseguenze poco prevedibili, AGIRE continua a monitorare la situazione con attenzione. C’è inoltre una presenza operativa delle Ong di AGIRE in Indonesia, Filippine, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Messico, Nicaragua, Guatemala, Colombia, Ecuador, Perù e Cile, tutte aree potenzialmente raggiungibili dall’onda distruttrice dello tsunami.
fonte;Repubblica.it di Carlo Ciavoni


